Associazione di promozione sociale
Sunday May 19th 2013

La sindrome del comprimario

di Luciano Fasano

A pochi giorni dal voto il Partito Democratico riprende la girandola delle ipotesi strategiche. In due interviste, concesse in rapida successione da Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani a la Repubblica, si ritrovano le scelte future del partito, dopo che l’ipotesi del Nuovo Ulivo è stata definitivamente accantonata. Oggi la prospettiva sembra essere quella di una possibile alleanza con il costituendo “Terzo polo”, ovvero con il coordinamento nato fra Casini (UdC), Fini (Fli), Rutelli (Api) e altre formazioni minori, allo scopo di dare vita ad un’alleanza di emergenza (costituzionale? nazionale? o di che altro ancora?) in vista delle (più o meno imminenti) elezioni. Un’alleanza che potrebbe estendersi anche all’attuale (e sempre più scomodo) compagno di strada Di Pietro, oltre che ai vendoliani di SEL, e che, come appare scontato e inevitabile, costringerà il PD a rinunciare alla premiership.

La sensazione è che, nella prospettiva di D’Alema, l’idea dell’alleanza con Casini, Fini, Rutelli &Co. sia dovuta alla preoccupazione di finire emarginati in una coalizione dal sapore esclusivamente anti-berlusconiano con SEL e IdV. Nella variante bersaniana, invece, la ricerca di un’intesa con il “Terzo polo” non dovrebbe, almeno in linea di principio, escludere l’accordo anche con Vendola (e forse con lo stesso Di Pietro). A corollario di questa strategia vi è, infine, l’annuncio che a gennaio – in occasione della prossima convocazione dell’Assemblea nazionale – il PD proponga ai potenziali alleati un pacchetto programmatico e di riforme.

Il dado è tratto, dunque, o almeno così sembrerebbe. A dire il vero, però, lo schema che ci viene proposto non appare particolarmente nuovo, poiché evidenti sono le somiglianze con la proposta già avanzata da Franceschini, sul finire dell’estate, quando si parlava di emergenza democratica e patto costituzionale. Ma che senso ha procedere in questo modo, continuando a riproporre, secondo formule di volta in volta diverse, la centralità assoluta della strategia delle alleanze, come unica possibile forma di iniziativa politica? È vero che, dopo il voto di fiducia, il governo Berlusconi resta in sella, ma è anche vero che con la maggioranza risicata che si ritrova sembra destinato a fare ben poca strada. Tuttavia, dopo il voto in Parlamento, Berlusconi ha ritrovato almeno in parte quella capacità di iniziativa che dall’inizio del conflitto con i finiani non era stato più in grado di esprimere. Paradigmatica, a tale proposito, è la posizione assunta dalle gerarchie ecclesiastiche, che se da un lato lanciano un monito al “Terzo polo” affinché non assuma una forma pasticciata, dall’altro plaudono alla stabilità di governo, incassando il finanziamento del governo alle scuole private. E assai più prudente è anche l’atteggiamento di altri soggetti economici e sociali, che tornano a fare i conti con Berlusconi in ragione della sua permanenza a Palazzo Chigi (un esempio su tutti, il mondo universitario, con la riforma Gelmini ormai in dirittura di arrivo). In una situazione in cui il confronto politico sembra interessare pressoché esclusivamente PdL, Lega e “Terzo polo”, rispetto alla capacità di tenuta di Berlusconi e alla definizione delle ipotesi relative alla sua successione. Con il PD che assiste a questo confronto quasi del tutto impotente, non riuscendo a rappresentare un interlocutore decisivo nei diversi possibili scenari che seguiranno la caduta dell’attuale governo.

Prevedere con esattezza quello che accadrà nei prossimi mesi non è facile. L’aspettativa di vita del governo sembra piuttosto limitata, lasciando prefigurare il ritorno alle urne per la prossima primavera. Ma non dobbiamo escludere che Berlusconi, nel breve/medio periodo, possa ritrovare il conforto e il sostegno (anche se meno forte che in passato) di alcuni settori della società italiana in grado di permettergli una permanenza, anche se precaria, alla guida del paese per un anno o due, così come fu per Prodi fra il 2006 e il 2008. Sia che si vada alle elezioni anticipate la prossima primavera, sia che l’attuale governo vivacchi un po’ più a lungo, una cosa è certa: la semplice riproposizione di un’alleanza con il centro (questa volta, con il nascente “Terzo polo”) non sembra di per sé sufficiente a garantire al PD un ruolo da protagonista. In attesa di vedere quale sia, nel merito, la proposta di Bersani per il paese (o per i suoi presunti alleati), la linea illustrata da D’Alema e Bersani nelle rispettive interviste a la Repubblica presenta almeno due evidenti limiti. In primo luogo, si tratta di una strategia che sposta il baricentro di un’eventuale futura coalizione di governo sul “Terzo polo”, relegando il PD in un ruolo di secondo piano. E nonostante la vocazione maggioritaria non sia più di moda, è inutile negare che una condizione di subalternità del PD rispetto alle forze del centro farebbe tramontare definitivamente la possibilità di conquistare il voto moderato, e con essa l’ambizione a rappresentare una parte consistente del paese. In secondo luogo, si tratta di una strategia che fa affidamento su una serie di circostanze politiche non ancora chiaramente delineate: l’alleanza fra Casini, Fini, Rutelli &Co. presenta contorni ancora poco definiti, soprattutto rispetto ad alcune scelte di fondo (terza via, neo-centrismo oppure ristrutturazione del centrodestra? vocazione laica o confessionale nell’interpretazione dei rapporti con il mondo cattolico e le gerarchie ecclesiastiche sulle questioni etiche? ecc.), rispetto alle quali le differenze esistenti potrebbero deflagrare da un momento all’altro, facendo naufragare il progetto prima ancora di una sua eventuale verifica in sede elettorale. E se ciò dovesse accadere, il PD sarebbe costretto a fare i conti con l’ennesima repentina sterzata, rispetto ad una rotta che appare sempre più come il prodotto di scelte politiche improvvisate.

Resta da chiedersi per quale motivo, in una situazione in cui ogni leader e formazione politica cerca di darsi prima un indirizzo per sé e poi una strategia per i rapporti con gli altri, il PD si ostini a privilegiare una vuota logica delle alleanze rispetto alla definizione di un più chiaro profilo politico e culturale. Purtroppo, Bersani continua ad essere vittima della sindrome del comprimario.

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One Comment for “La sindrome del comprimario”

  • Maurizio Mottini scrive:

    La gabbia delle alleanze in questo parlamento per ora è data da quella con Di Pietro. Vogliamo cominciare a romperla? Io credo che sia tempo di farlo. Se abbiamo perso Calearo e la Binetti (ora se la sorbisce Rutelli!) non soffre nessuno.
    Secondo punto anche a me non piacciono gli schemini: nuovo ulivo ecc. Mi pare tuttavia che nella vicenda del voto di sfiducia la scelta di un governo di emergenza nazionale con Fini e Casini per una legge elettorale “migliore dell’attuale, e soprattutto per alcune scelte urgenti per rilanciare lo sviluppo del paese fosse non solo giusta ma anche condivisa bel PD.
    Ora invece di continuare la stucchevole “querelle” alleanze/vocazione maggioritaria perchè non entriamo nel merito delle cose da proporre?
    Sul fisco mi pare che ci sia accordo. C’è solo da precisare se consideriamo anche una patrimoniale per la riduzione del debito pubblico oltre all’uso del patrimonio statale anche per tornare all’avanzo primario..
    Sulla spesa pubblica dobbiamo precisare e quantificare come si può ridurla (tagli mirati, politica degli acquisti, costi della politica, eliminazione delle province almeno nelle aree metropolitane e per le altre trasformarle in organi di secondo livello (non eletti dal popolo ma dai Comuni e tra i sindaci). la questione degli enti comunali da ridurre.
    Come rilanciare l’occupazione: allentare il patto di stabilità per consentire ai comuni di fare opere e fare sgravi fiscale non per gli investimenti per l’assunzione di personale a tempo indeterminato. Nel frattempo fare almeno una legge sulla rappresentanza sindacale che impedisca che un piccolo sindacato o grosso sindacato ma che non è maggioritario impedisca di fatto il funzionamento delle aziende. La TAV si e il Ponte no. Ecc. ecc. Ho messo un po’ di cose alla rinfusa. Perchè non parliamo dei contenuti, magari in maniera ordinata? E poi vediamo le alleanze possibili con il fantomatico terzo polo e col vendolismo.


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