Associazione di promozione sociale
Saturday May 18th 2013

La “seconda Regione” e la cultura istituzionale del centrosinistra

di Emilio Russo

Giuseppe Adamoli ha consumato più di chiunque altro la propria attività politica tra i banchi del Consiglio regionale della Lombardia. Per più tempo di Formigoni e rivestendo, nel tempo, incarichi importanti nella giunta, a capo del gruppo della DC e nella presidenza del Consiglio. E’ stato ed è, quindi,  un testimone diretto, oltre che acuto, delle diverse stagioni politiche attraversate dalla più importante regione d’Italia, dalla consunzione del pentapartito a tangentopoli – di cui fu una vittima innocente –, dalla fine del PPI alla nascita dell’Ulivo, fino alla costruzione del Pd, guardata inizialmente  con perplessità ma, alla fine, condivisa in modo convinto.

Nell’interessante  libro-intervista  curato da Federico Bianchessi in cui ha raccolto le sue considerazioni, e che rappresenta una silloge puntuale e didascalica degli svolgimenti di un quarantennio, l’aspetto più problematico è rappresentato dalla cesura tra “prima” e seconda Regione”, come Adamoli la definisce.

L’interpretazione del passaggio dal vecchio ordinamento, tipicamente modellato sullo schema del parlamentarismo classico e piegato alla logica della consociazione, al nuovo incentrato sulla elezione diretta del Presidente, si incardina nella convinzione che esso sia la conseguenza della metamorfosi della politica nazionale, con l’introduzione di meccanismi di tipo maggioritario e con una accentuata personalizzazione delle responsabilità in capo al leader della coalizione vincente. Nei giudizi pessimistici espressi si legge, in filigrana, la diffidenza del “vecchio” democristiano nei confronti della deriva avviata dalle riforme elettorali degli anni “90, della loro logica maggioritaria e bipolare.  Un meccanismo che neppure lo Statuto approvato alla conclusione dell’ultima legislatura regionale  sarebbe riuscito a correggere, nonostante gli sforzi profusi dallo stesso autore, posto a capo della Commissione consiliare incaricata della redazione del testo.

Questa interpretazione, però, non aiuta del tutto a comprendere ciò che è realmente accaduto in Lombardia, a partire dalla difficoltà di spiegare la forza di Formigoni, dimostratosi capace, anche grazie ai meccanismi esistenti,  di esprimere una forma peculiare di egemonia nei luoghi di elezione di Berlusconi e della Lega. E’ difficile immaginare che al Pd, sorto su basi rigorosamente bipolariste e cresciuto grazie alla suggestione della “vocazione maggioritaria”, sia congeniale qualsiasi ipotesi di ritorno alle logiche del proporzionalismo, al depotenziamento del ruolo proprio degli esecutivi e della responsabilità della sintesi affidata ai “governatori”. E’ mancata la lucidità di prendere atto che anche a livello regionale debba essere praticata una rigorosa divisione dei poteri. L’inerzia delle vecchie culture presenti nel centrosinistra ha indotto piuttosto a pensare immaginari schemi “neoparlamentari” che ad individuare con chiarezza il compimento, la formalizzazione di una condizione che di fatto c’è già, ovvero l’esistenza di un sistema di impronta presidenziale. Le opposizioni, negli anni della “seconda Regione”, hanno continuato a coltivare l’idea che il nuovo regime fosse una variante deviata del modello parlamentaristico e, per questo, anche nel contributo fornito all’elaborazione del nuovo Statuto, hanno mancato l’occasione di rafforzare il sistema di contrappesi necessario per un corretto funzionamento dell’istituzione: un più forte potere di indirizzo e di controllo da parte del Consiglio, il rafforzamento dell’organismo rappresentativo delle autonomie locali (previsto dallo Statuto ma di fatto non operante), l’individuazione di un’autorità indipendente di garanzia.

A parziale discarico delle responsabilità politiche del Pd lombardo, deve però essere citata la norma costituzionale che prevede la decadenza contestuale del Presidente e dell’Assemblea. Un non senso a cui andrebbe posto rimedio a livello nazionale, poiché pone nelle mani del capo dell’esecutivo il destino dei Consigli, privandoli della loro autonomia politica e legislativa. Un assist perfetto a chi, come Formigoni, ha saputo aggiungere al potere formale affidatogli dalle norme una straordinaria capacità di occupare parti rilevanti della società lombarda,  attraverso la colonizzazione di settori fondamentali come la sanità e l’istruzione e l’accentramento in un’unica struttura rigidamente controllata dai nipotini di don Giussani della gran parte degli appalti pubblici. E anche di condizionare il percorso di definizione del nuovo Statuto esercitando il ricatto dello scioglimento anticipato del Consiglio. Fino a impuntarsi sul mantenimento del “listino” in cui si esprime il premio di maggioranza, e che ha generato mostri politici impresentabili, a partire dalla ormai nota igienista dentale del cavaliere.

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2 Comments for “La “seconda Regione” e la cultura istituzionale del centrosinistra”

  • Francesco Gatti scrive:

    Ho letto il libro di Giuseppe Adamoli.
    Una pubblicazione degna di nota, con spunti molto interessanti sulla vicenda politica lombarda.

    Sulle storture non mi pare le mandi a dire.
    Da parte mia non ho avuto l’impressione che l’autore fosse un proporzionalista nostalgico.
    Il presidenzialismo è stato votato da tutti, a parte qualcuno (se non ricordo male un consigliere della sinistra radicale e qualche caso sparso) e questo è un segnale importante delle intenzioni.

    Fatta una scelta di questo tipo (il cittadino, in genere, l’apprezza: è abituato al Sindaco) si sa che i contrappesi devono essere adeguati.
    Mi pare che lo Statuto Regionale vada in questa direzione.

    Per concludere, il libro mi pare faccia trasparire una necessaria ridefinizione dei poteri legislativo ed esecutivo nella direzione da lei indicata. Che tutti auspichiamo per un sempre miglior funzionamento delle istituzioni nell’interesse di tutti i cittadini.

    Ringrazio per lo spazio concessomi.

  • Mou scrive:

    Ringrazio per i rilievi. Conservo però la convinzione che l’equlibrio dei poteri presente in Regione sia tutt’altro che soddisfacente. Cordialità. ER


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