di Mario Rodriguez
Qualcosa stride nel discorso politico che si sta sviluppando in Italia in queste ultime due settimane di campagne elettorali amministrative che si pensava fossero routine e invece sembrano diventare cruciali.
Da un lato, le grandi emozioni generate da avvenimenti epocali, quelli che segnano i passaggi di fase, che saranno ricordati nei libri di storia; dall’altro messaggi contenuti nel frame della concretezza, dei fatti e non delle parole! Messaggi ispirati al particulare quotidiano impacchettati in parole sempre più altisonanti: risorgere, rinascere, destarsi, resistere, salvare.
C’è sempre più bisogno di deus ex machina per creare emozione, di strumenti esterni perché cala la tensione interna. Come nei thriller tv, si passa dalla capacità di creare pathos con la trama, i dialoghi, il profilo psicologico dei personaggi, all’esposizione di corpi squarciati o decomposti, dall’erotismo alla pornografia.
Abbiamo seguito in diretta – tra web, twitter e mms – piazze stracolme di giovani convocati dalle nuove tecnologie informatiche per affermare antiche esigenze di libertà. Abbiamo assistito a moltitudini che si sono riunite per la ricorrenza gioiosa del matrimonio dei reali, per quella tragica dell’uccisione del nemico o per quella mistica della beatificazione del papa.
Abbiamo vissuto con partecipazione profonda questi avvenimenti mentre, nella nostra vita di tutti i giorni proseguiva stancamente, asfitticamente, una lotta politica senza ali, senza orizzonti, senza motivazioni di lungo periodo, tutta orientata – quando va bene – alla ricerca di un presunto aggancio all’interesse immediato. Per questo dominano angosce, ansie, paure (immigrazione, sicurezza, qualità dell’aria, traffico, infiltrazioni della camorra e del malaffare) piuttosto che speranze di cambiamento positivo.
Molti sfidanti candidati sindaco pensano che ci si avvicini alle persone, alla loro vita di tutti i giorni, parlando delle cose della quotidianità: l’aria pulita, le piste ciclabili, ad esempio. Altri, soprattutto i sindaci che si ricandidano, si vantano con piglio ragionieristico delle cose fatte, del numero di vigili presenti nelle strade, dei chilometri di strade asfaltate.
La comunicazione è così pensata all’insegna di un presunto primato della concretezza e non nella sua dimensione di creazione di significati che danno senso alle cose che facciamo. Dell’ homo oeconomicus, razionale calcolatore informato delle sue convenienze. Invece della creazione di significato dovrebbe occuparsi la comunicazione soprattutto di quelle formazioni politiche che aspirano a rappresentare una comunità, o di quei candidati sindaco che per le stesse regole del gioco elettorale devono sapersi rivolgere alla maggioranza, a gruppi sociali ampi, differenziati al proprio interno sino alle contraddizioni.
Per esempio, l’aria pulita e la mobilità dolce sono obiettivi assolutamente legittimi ma diventano un obiettivo motivante solo se si riesce a presentarli come parte di una visione più ampia. Della capacità di guidare la città governando i grandi cambiamenti in atto. E nelle nostre città si sta vivendo la più grande mutazione degli ultimi cinquant’anni, un passaggio di secolo: cambiano funzioni, ragioni d’esserci, modalità di organizzazione della vita e, quindi, identità.
Ogni riduzionismo (non si tratta di semplificazione ma di immiserimento) impedisce di individuare lo spessore di quel patto di fiducia che costituisce la ragione fondamentale della delega a rappresentare. Mi fido perché mi sembra che tu sia all’altezza delle cose da fare, dei problemi da affrontare.
Qui emerge, il limite maggiore di come gli attori politici comunicano (la comunicazione politica) in questa fase, vissuta ancora come tecniche, strumenti, piuttosto che come creazione di senso, di universi di significato, di motivazioni all’agire individuale e collettivo finalizzati al superamento dei problemi che l’evolversi degli accadimenti ci presenta in modo sempre più rapido, imprevisto, inatteso.
Ma questo è un problema del modo di comunicare o delle cose che si vogliono comunicare? Problemi di comunicazione o di prodotto, di proposta politica? E qui le cose si complicano, perché gli ambiti si intrecciano, si sovrappongono e stabilire i confini e le responsabilità diventa difficile.
La comunicazione delle organizzazioni umane è parte della loro cultura anche in politica.

























